STALKING E VIOLENZA SULLE DONNE

Fenomeno in crescente diffusione, lo stalking riguarda una serie di comportamenti tenuti da un individuo, definito stalker, nei confronti di un’altra persona, vittima di tali atti persecutori che generano nella sua vita quotidiana ansia e paura, compromettono il normale svolgimento della stessa, a causa della relazione forzata e controllante che si stabilisce tra i due. La modalità ripetuta nel tempo di queste condotte riassume in sè il loro significato e carattere persecutorio.

In particolare, nella società attuale sono sempre più numerose le violenze sulle donne, anche e soprattutto nella vita di coppia, compiute da giovani e adulti a scapito delle loro compagne. Purtroppo è un fenomeno in rapida crescita, sintomatico di un vero e proprio disagio esistenziale e psichico, effetto dell'incontro patologico con l'enigma della femminilità. Incontro che non può e non deve essere caratterizzato da un godimento senza limiti, inteso appunto come appropriazione totale dell’Altro, risultato di una rivendicazione di un diritto di proprietà assoluto, di vita e di morte. Non si può godere di tutto come accade nella violenza sessuale, non si può sapere tutto, succede così nella gelosia patologica, e infine non si può voler avere tutto, cosa che si verifica nel rapporto possessivo e nell’idealizzazione dell’altro. Nulla come la violenza sulle donne calpesta la “legge della parola”, il comandamento etico di ogni civiltà, secondo cui ciò che costituisce l’umano è l’esperienza del limite. E quando questo limite viene valicato non resta altro che distruzione, odio, rabbia, annientamento di sè e dell’altro, come in una sfida con se stessi che, in realtà, mette in evidenza quanto la soggettività sia fragile e conservatrice. Se questo limite può tradursi patologicamente in un agire violento da parte dell'uomo, per la donna si tratta spesso di viverne gli effetti in termini di colpa e vergogna che, a loro volta, mettono in scacco la parola. Ma il lavoro dell'analista è un lavoro di parole e bisogna capire che posto tali vissuti e affetti occupano nel fantasma femminile. Non sta alla psicoanalisi riscrivere il simbolico né tantomeno indicare la strada di un orizzonte simbolico a venire, ma sicuramente lo psicanalista può mettersi in posizione di causa di destrutturazione del simbolico per la donna, nel senso della messa in valore del suo carattere di sembiante in modo da causare bricolage, invenzioni inedite che le permettano di tenersi in un legame sociale, di sbrogliarsela in modo nuovo con quel reale che causa sofferenza.

 

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