DISTURBI DEL LINGUAGGIO

I Disturbi del Linguaggio sono importanti per la loro frequenza come causa di consultazione e per il loro significato. Lo studio di tali alterazioni, infatti, presuppone una conoscenza delle tappe evolutive standard del linguaggio, nella dimensione neurofisiologica (apparato uditivo, integrità cerebrale), strutturale (psicosi, autismo) e psicoaffettiva. In merito a quest'ultimo aspetto, è fondamentale capire il rapporto tra il soggetto o, meglio, il bambino e il suo ambiente, dal momento che  queste alterazioni insorgono, nella maggioranza dei casi, nella prima infanzia.

La parola mette in contatto gli esseri umani attraverso la comunicazione linguistica verbale e non verbale ma si può constatare che si parla a partire da un minimo di identità acquisite da tutti. Perché abbia un significato, essa deve innanzitutto prendere corpo, essere metabolizzata in un'immagine corporea intesa come traccia strutturale della storia emozionale e relazionale dell'individuo. Ecco dunque che Lacan parla di inconscio strutturato come un linguaggio: le sue formazioni sono di carattere retorico-linguistico e la sua azione è capace di produrre significazioni, effetti di senso. La parola racchiude in sè un significato simbolico che le è proprio, un'alterazione costituisce quindi una faglia nel processo di formazione metonimica del simbolico. I legami metonimici non circolano nel linguaggio se non si creano nuove associazioni linguistiche che diano loro spazio. Quando ciò non avviene o avviene parzialmente, vuol dire che da qualche parte il soggetto sta manifestando una difficoltà nella comunicazione e nella relazione con l'Altro. Il lavoro dell'analista è dunque rivolto a far emergere il discorso del bambino, a sostenerlo nel superare la prova che la resistenza impedisce, dargli la possibilità di dire il non detto attraverso l'ascolto e la ripetizione di ciò che è stato raccolto. Come insegna F. Dolto, bisogna rivolgere al bambino una parola vera, rispettare l'altro quanto se stessi, rispettare il bambino che non vuol parlare o è triste; è rispettarlo, cercando il senso del suo mutismo o delle sue difficoltà. Egli è interamente linguaggio nel suo essere, comprende tutto ciò che diciamo. L'analista, inoltre, sostiene il discorso dei genitori affinché il dato familiare divenga una costruzione dei riferimenti identificatori in funzione dei quali si organizzano posizioni e funzioni di adulti e bambini, di madri, padri e figli.

 

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