DISABILITÀ

Il corpo, luogo di giuntura tra il soggetto e l’Io, ci riguarda in quanto sostanza materiale – e lo sappiamo bene in salute o in malattia – ma ci sfugge in quanto memoria inconscia dei vissuti che caratterizzano la relazione con l’altro, di cui si anima la dinamica narcisistica e identitaria. Tale dinamica può essere lesionata in una persona affetta da una qualunque disabilità fisica, un’immagine del corpo non integra implica una ferita che può causare sofferenza al soggetto rispetto alla rappresentazione che ha di sé, alla relazione con l’altro, all’inserimento sociale. Può diventare, dunque, più rassicurante il ripiegamento su se stessi perché mette al riparo il soggetto dalle dinamiche di desiderio – e dai rischi che ne conseguono – in rapporto all’Altro. Questo, però, costituisce un pericolo per la persona che continua a soffrire, addormentandosi alle pulsioni di vita e fissandosi in un’esistenza ripetitiva, in cui sono centrali i limiti del corpo e le preoccupazioni che ne derivano. Lavorare con la disabilità significa sostenere la persona nella simbolizzazione del proprio vissuto di ferita narcisistica causata dal danno fisico, per poter fare del limite una risorsa.
 

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