CURA

Accoglienza

Difficilmente un bambino desidera intraprendere un percorso di cura, talvolta i suoi sintomi sono una modalità di gestire tensioni di cui soffre e questo gli consente comunque di continuare a strutturarsi nella vita di tutti i giorni, all’interno del suo ambiente familiare e sociale. Spesso sono i genitori o gli insegnanti che sostengono la necessità di una cura. Ma sono proprio i vissuti dell’infante nella relazione con l’altro a determinarne i fantasmi. Quanto la sofferenza di un bambino appartiene ai suoi fantasmi e quando è l’eco di difficoltà della coppia parentale? È tale interrogativo che implica la necessità di una pratica clinica fondata sull’accoglienza dell’intero nucleo familiare, dando a tutti i suoi componenti la possibilità di esprimersi. È fondamentale dunque – come l’insegnamento doltoniano ci ricorda – che l’ascolto sia prestato alla parola, silente o pronunciata, tanto del bambino quanto dei genitori.


Sostegno alla genitorialità

“I genitori sono i primi a sapere, hanno soltanto bisogno di una conferma autorevole alla loro intuizione”, così sosteneva F. Dolto, esperta di psicoanalisi infantile. I professionisti di ESPRESSIONE ONLUS accolgono i genitori in difficoltà, creando per loro uno spazio per potersi funzionalmente ricollocare nella loro funzione, e un tempo per parlare a un terzo, ascoltare ciò che dice, ma anche per parlarsi e ascoltarsi come coppia coniugale e non solo genitoriale. Soltanto in tal modo chi ha originato una famiglia può ripercorrerne la storia e costruire il divenire. I genitori, tramite il sostegno del professionista, che dà fiducia al loro discorso, si assumono la responsabilità del proprio desiderio d’incontro che è stato generativo di una famiglia, divenendo capaci così di decodificare quanto accade al suo interno, che riguardi loro, il figlio oppure tutti e tre.


Psicoterapia

La cura del bambino può muovere una psicoterapia di uno o di entrambi i genitori. Questo accade perché il figlio ha risvegliato qualcosa di irrisolto o incompiuto nel bambino che il genitore è stato ed è quindi la funzione parentale a riportarlo a sé come uomo o donna, marito o moglie, figlio o figlia…C’è la possibilità, dunque, che il genitore acceda ad uno spazio di lavoro soggettivo ovvero di lavoro su se stesso come persona e non solo nella funzione di genitore.


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ESPRESSIONE Onlus

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per l’Accoglienza e il Trattamento del Disagio Psichico

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