I BAMBINI


“Non si fa davanti a un bambino quel che non si farebbe davanti a un ospite di riguardo.

Educare un bambino significa quindi trattarlo da essere umano. Significa condurlo a sviluppare

i suoi dinamismi, significa aiutarlo a sentirsi un essere umano a pieno diritto fra altri esseri umani”

(Françoise Dolto, 1995)


Non esiste domanda del bambino, la domanda è dei genitori. Esiste la sofferenza del bambino che fa da eco al discorso dei genitori in difficoltà.

L’accompagnamento simbolico e reale del bambino da parte dei genitori implica l’esigenza di intendere il suo mondo a partire dall’idea che si tratti di un soggetto con dei propri desideri e quindi, da parte del curante, ciò significa lavorare con lui in una relazione transferale. Il desiderio del bambino è incarnato nella sua esistenza e rintracciabile, ancor prima del concepimento, nel desiderio dei genitori.

Troppo spesso accade che medici, insegnanti o semplicemente adulti che circondano il bambino non facciano altro che confinarlo ancor più nel suo disagio attraverso etichette diagnostiche, scelta di metodi educativi standardizzati e di tecniche presumibilmente riabilitative a vario titolo. La presenza della famiglia è il segno che si cerca di ricorrere ad un terzo, il professionista, che attraverso un ascolto orientato psicoanaliticamente cerca di aiutare il bambino ad articolare la sua domanda. Dunque è importante procedere, insieme ai genitori, ad una ricostruzione puntuale della storia familiare, ad una scansione temporale degli eventi significativi nella vita del bambino in relazione all’età e alle tappe evolutive.

Occorre ricevere il bambino insieme alla famiglia e cercare di far sorgere in lui un punto di enunciazione. Qualsiasi gesto insignificante, qualsiasi accenno di movimento, abitualmente trascurato dalla famiglia, viene indicato dal professionista come un punto di enunciazione, dicendo semplicemente "Attenzione, ha detto qualcosa". Questo, diceva la Dolto, è un modo di intervenire sulla madre, sui genitori, sull’Altro lì presente per il bambino, per avere un effetto su di lui.

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